Un Festival e lezioni aperte per l’Accademia del piano

Il presidente dell’Accademia pianistica Micheli: più visibilità ai giovani talenti in Italia

 
 
Per espugnare le sue mura arrivano da tutto il mondo. Ma ben pochi riescono nell’impresa. Perché all’Accademia pianistica di Imola, nell’antica Rocca viscontea, la sfida è davvero all’ultimo tasto. Cento allievi in tutto, sessanta nuove domande ogni anno, 5 o 6 quelle accettate. Selezione spietata e qualità somma, i tratti salienti di un’istituzione diventata punto di riferimento per i migliori talenti del pianismo internazionale grazie agli «Incontri con il Maestro» messi a punto negli anni ‘80 da Franco Scala, geniale ideatore di una didattica basata sul diretto confronto tra giovani talenti e grandi nomi della tastiera, impegnati in corsi di alto perfezionamento «su misura».
«E gli allievi usciti da qui non hanno deluso, hanno vinto 80 primi premi nei principali concorsi pianistici, sono chiamati a esibirsi nelle migliori sale. Fino alla Casa Bianca e in Vaticano» ricorda Francesco Micheli, finanziere, ideatore di MiTo, ora nuovo presidente dell’Accademia. «Da quasi 30 anni un’eccellenza italiana che vanta tra i suoi maestri Pollini e Richter, Ashkenazy e Weissenberg. Ma paradossalmente più nota all’estero che da noi. Il mio impegno è darle una giusta visibilità». Le novità che Micheli ha in mente riguardano l’Accademia nel suo complesso, i corsi di piano, le master class aperte anche agli esterni. «Un Summer Festival affollatissimo, inizio il 15 luglio, lezioni al mattino, concerti al pomeriggio. Molti i giovani in arrivo da 40 nazioni. Solo in Cina sono più di 5000 i pianisti che affrontano le selezioni per parteciparvi». «Paesi competitivi in materia di cultura e formazione — sottolinea la direttrice artistica Angela Maria Gidaro — che qui trovano l’eccellenza che perseguono». «Imola deve diventare la città del pianoforte» assicura Micheli, deciso ad allargare gli spazi. «Sia quelli culturali dell’Accademia, che per formare musicisti completi deve ritrovare lo spirito rinascimentale invitando anche storici, filosofi, artisti, sia quelli fisici di un campus da far sorgere, d’intesa con il sindaco Daniele Manca, nel complesso dell’Osservanza, un ex ospedale psichiatrico da trasformare in residence per studenti».
 
 Di questo vivaio formidabile l’imminente edizione della Milanesiana porterà in vetrina tre pianisti, Fedor Amirov, Leonora Armellini, Gile Bae. I primi due perfezionati con Boris Petrushansky, la terza con Franco Scala. «Il mio secondo padre — lo ringrazia André Gallo, per 10 anni allievo dell’Accademia e ora docente —. Sono arrivato a Imola dalla Calabria a 12 anni. Grazie a una borsa di studio mi sono trasferito in un appartamento con altri due allievi. A vegliare su di noi il maestro Scala. Che ogni giorno ci faceva lezione di piano e di vita». Otto ore in treno ogni fine settimana da quattro anni in qua le fa Leonardo Però, pugliese, 14 anni. «Non mi trasferisco perché voglio continuare gli studi al liceo — spiega —. Ma Imola è imprescindibile, le devo l’incontro con Jin Ju, pianista straordinaria. Con lei voglio continuare a crescere e studiare». «È’ l’esperienza più bella della mia vita — conclude Rubén Talón, 22 anni, di Valencia, allievo di Leonid Margarius —. Tutto ciò che sono oggi come artista lo devo a lui. In nessun conservatorio trovi la qualità che c’è qui. Qui non si illude nessuno, non si fa mercato della musica».
 
 
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